Alzheimer ed Alimentazione: suggerimenti utili

Alimentazione e funzioni cognitive sono legate da un sottile legame . Quotidianamente tutti gli alimenti facenti parte della nostra dieta (intesa come “ciò che mangiamo”) contribuiscono a sostenere le cellule del nostro cervello e possono essere responsabili di alterazioni che ne compromettono il corretto funzionamento, talvolta in modo irreversibile.

Come giustamente afferma la Dott.ssa Perrone  “Le alterazioni dovute alla dieta cominciano a danneggiare il cervello 10-20 anni prima che la patologia si manifesti” e riferendosi alla sua ricerca ci dice che “Si tratta del primo studio effettuato su larga scala che dimostra che gli AGEs (Advanced Glication End products ndr) rappresentano un importante fattore di rischio per la malattia di Alzheimer. Gli AGEs sono prodotti di una glicosilazione aberrante di proteine che si formano nel nostro organismo durante il processo di invecchiamento e che sono ulteriormente introdotti attraverso la dieta.

Queste sostanze sono in grado di accrescere il rischio di Alzheimer producendo alterazioni a tutti i livelli: infiammazioni, danni vascolari, danni neuronali e stress ossidativo.”

Gli alimenti più ricchi di AGEs sono carne e formaggi, ed è dimostrato che un’alimentazione ad elevato contenuto di carne e basso contenuto di cereali e verdure contribuisce a un alto contenuto di queste sostanze nell’organismo, indipendentemente dal modo in cui i cibi vengono cotti. La classica dieta mediterranea e la classica dieta giapponese, invece, comportano un basso accumulo di AGEs nel corpo, per via del ridotto contenuto di carne e della ricchezza in cereali e verdure di questi regimi alimentari.

Inoltre anche gli stati infiammatori possono accellerare i processi degenerativi a danno delle funzioni cognitive.

La domanda nasce spontanea, come difendersi?

Senza voler demonizzare nessun alimento, sarebbe corretto superati i 45 anni di età cominciare a far virare la propria dieta sul vegetale, cercando di ridurre il consumo di prodotti carnei, formaggi fritture e dolci. Nel caso in cui la patologia sia già manifesta qualche piccola accortezza a tavola non può che aiutare.

Ad esempio assumere alimenti che contengano vitamina E, la quale ha capacità di prevenzione dell’invecchiamento e dell’ossidazione del corpo operata dai radicali liberi. Studi hanno dimostrato che l’assunzione costante e corretta di vitamina E può contribuire  alla prevenzione di malattie o attacchi cardiaci, cancro, come il cancro allo stomaco ad esempio, e danni alla vista legati all’età, attenuando le infiammazioni croniche e la demenza senile.

Come ogni cosa bisogna fare attenzione però a non abusare di vitamina E, in quanto potrebbe portare ad emorragie e mancata coagulazione del sangue.

Le fonti alimentari più importanti di vitamina E sono:

gli oli vegetali, come l’olio di germe di grano, l’olio di mandorle, l’olio di girasole, l’olio d’oliva; le mandorle, le nocciole, i semi di girasole, i cereali integrali, le uova, così come spinaci, asparagi, ceci, crescione, marroni, broccoli, pomodori.

 

La cottura, i processi di congelazione e la raffinazione riducono il contenuto di vitamina E nei cibi, così come l’esposizione alla luce e all’aria.

Per quanto riguarda gli alimenti antinfiammatori come non citare la Curcuma, anche se non fa parte della nostra tradizione culinaria. L’attività antinfiammatoria della curcumina, il principio attivo presente nella curcuma, si è rivelata sovrapponibile a quella dei farmaci tipici impiegati per contrastare le infiammazioni come il cortisone, ma senza i tipici effetti collaterali. In particolare, non è gastrolesiva come questi ultimi ma, sembrerebbe addirittura ottima per curare il colon irritabile e l’ulcera gastrica. Questa spezia indiana, essenziale nella preparazione del curry, sembrerebbe inoltre ottima per il trattamento del morbo di Alzheimer.

Inoltre tutti i vegetali appartenenti alla famiglia delle crucifere e più in generale, i vegetali a foglia verde, come gli spinaci, contengono una buona dose di minerali alcalinizzanti in grado di riequilibrare il ph dell’organismo e scongiurare l’acidosi, fattore chiave nelle infiammazioni.

Anche i i mirtilli sono un’ottima fonte di flavonoidi in grado di apportare diversi benefici all’organismo ma, soprattutto, ottimi per inibire i marcatori di infiammazione nei macrofagi (cellule del sangue deputate alla risposta infiammatoria).

Infine noci e mandorle contengono buone dosi di omega3 e dunque, anche questa sostanza è ottima per lenire dolori articolari e infiammazioni.

Fonti:

sito

http://www.j-alz.com/content/new-study-postulates-role-dietary-advanced-glycation-end-products-risk-alzheimers-disease

Journal of Alzehimer’s desease

Perrone L, Grant WB. Observational and ecological studies of dietary advanced glycation end products in national diets and Alzheimer’s disease incidence and prevalence. Journal of Alzheimer’s Disease 45(3) (2015) 965–979. DOI 10.3233/JAD-140720

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