giovedì, Aprile 25, 2024
Età evolutivaFormazioneinformazioneIntegrazione socialeTutte

DSA: cosa sono i disturbi specifici dell’apprendimento nell’età evolutiva

Cosa sono i DSA?

I disturbi specifici dell’apprendimento o anche comunemente conosciuti come DSA, sono dei disturbi del neurosviluppo riguardanti anomalie nell’automatizzazione delle abilità accademiche durante età evolutiva. In particolare parliamo di:

  • dislessia: quando ci riferiamo a difficoltà persistenti nei processi che coinvolgono la lettura (velocità, precisione e comprensione del testo scritto). Il bambino dislessico può presentare una lettura più lenta e/o meno accurata e/o difficoltà nella comprensione.
  • disortografia: consiste in deficit che coinvolgono la scrittura, caratterizzata dalla presenza di significativi errori, che risultano eccessivi rispetto ad età e scolarità del bambino.
  • disgrafia: che si esprime in un’alterazione dell’espressione scritta, con facile faticabilità nell’esecuzione del gesto grafo-motorio da parte del bambino e che rende la scrittura poco chiara e leggibile.
  • discalculia: che si manifesta come difficoltà nelle abilità che coinvolgono la conoscenza dei numeri e i processi del calcolo.
Disturbi “specifici”

Questi disturbi vengono definiti specifici in quanto coinvolgono esclusivamente le abilità accademiche e non dipendono da altri fattori. I DSA si manifestano nei bambini con un normale livello intellettivo, in assenza di deficit sensoriali (disturbi dell’udito o della vista), di svantaggio sociale o ambientale. Infatti, essi sono di natura neurobiologica e non vanno fraintesi con un ritardo mentale, una malattia cerebrale, una conseguenza di un trauma o scarsa motivazione allo studio.

Le alterazioni neurobiologiche alla base di questi disturbi interferiscono con i normali processi di acquisizione di lettura, scrittura e calcolo. Inoltre essi interessano la percezione, l’attenzione, la coordinazione visuo-motoria, rendendo perciò instabili i prerequisiti che interessano le abilità scolastiche.

I primi segnali

Generalmente, i disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) esordiscono durante l’età evolutiva già i primi anni della scuola primaria. Tuttavia, la presenza di buone capacità cognitive e di adeguati fattori ambientali possono talvolta ritardare l’emergere delle difficoltà e, di conseguenza, il processo diagnostico. Bambini con una predisposizione neurobiologica più favorevole e/o che vivono in un contesto ambientale, sia familiare che scolastico, maggiormente stimolante o protettivo potrebbero mostrare difficoltà solo nel momento dell’apprendimento di abilità più complesse. Inoltre, il carattere evolutivo dei DSA porta a delle continue modifiche circa l’insorgenza, lo sviluppo e la prognosi del disturbo stesso. 

Dsa: l’apprendimento nell’età evolutiva

Nel corso degli anni  i DSA assumono caratteristiche diverse in base alle fasi del percorso scolastico. Durante la scuola primaria, infatti, le difficoltà principali si riscontrano nell’acquisizione delle abilità di base, mentre nei successivi cicli saranno maggiormente evidenti problematiche riguardanti competenze più evolute. Parliamo ad esempio di capacità di produrre autonomamente testi scritti, autonomia nello studio, padronanza di abilità e concetti specifici delle diverse materie di studio.

Apprendere in modo “diverso”

Il bambino con DSA ha una mente diversa e di conseguenza i suoi processi di acquisizione della lettura, scrittura e calcolo vanno trattati diversamente. Ciò per evitare conseguenze negative sul piano emotivo e/o dell’autostima, espresse attraverso la facile percezione di insuccesso scolastico, scarsa tolleranza alla frustrazione, disturbi d’ansia/dell’umore, senso di inadeguatezza.

I primi segnali nella scuola dell’infanzia

Primi segnali della presenza di DSA possono essere riscontrati già in età prescolare, quando ancora il disturbo non è direttamente manifesto e diagnosticabile. Sarà possibile rilevare nel bambino piccolo alcuni indicatori che possono rivelarsi predittivi di un successivo sviluppo di DSA, come:

  • Disturbo del linguaggio e/o ritardo del linguaggio;
  • Inadeguatezza nei giochi di rime;
  • Difficoltà a memorizzare filastrocche;
  • Difficoltà nella manualità fine;
  • Goffaggine nel vestirsi o allacciarsi le scarpe;
  • Inadeguato riconoscimento destra/sinistra.

È importante per i genitori e insegnanti della scuola dell’infanzia saper riconoscere i segnali di rischio per poter intervenire precocemente con attività didattiche e pedagogiche mirate.

Differenza fra disturbo e difficoltà

Nel linguaggio comune, spesso le parole difficoltà e disturbo vengono utilizzate indistintamente, come se fossero due sinonimi. Ma ognuna di esse si riferisce a situazioni molto diverse, soprattutto quando associate al concetto di apprendimento. Parliamo di difficoltà nell’apprendimento quando ci riferiamo a situazioni transitorie e facilmente superabili con interventi mirati di recupero. Nel caso dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento, la componente neurobiologica che li caratterizza rende le conseguenze scolastiche persistenti e più resistenti al trattamento. Inoltre, nei DSA quello che appare compromesso è il processo di automatizzazione delle procedure di lettura, scrittura e calcolo. Infatti, una caratteristica fondamentale non è l’incapacità di eseguire questi compiti quanto piuttosto eseguirli ma con una certa lentezza e scarsa accuratezza.

Questi due termini (difficoltà e disturbo) fanno riferimento a due condizioni molto diverse, dunque devono essere usati in maniera corretta a seconda della situazione a cui facciamo riferimento. In modo da non attribuire importanti etichette a bambini che, se supportati adeguatamente, possono recuperare le loro difficoltà, o per non sottovalutare situazioni che richiedono invece un intervento specifico.

Cause

Le cause dei DSA restano ancora ad oggi quasi del tutto sconosciute. Sebbene gli studi condotti a riguardo conducano ad una probabile origine genetica combinata insieme a fattori di rischio ambientali che altererebbero il normale sviluppo cerebrale, come la nascita prematura. Per la dislessia, è infatti ampiamente riconosciuto che la componente genetica svolga un ruolo cruciale nell’influenzare l’acquisizione della lettura indipendentemente dal livello intellettivo generale. Basti pensare che la presenza di una storia familiare di dislessia conferisce un aumento del rischio di sviluppare un disturbo specifico di lettura. Gli studi di genetica molecolare hanno fatto passi da gigante negli ultimi decenni identificando dei geni specifici localizzati sul cromosoma 15 che potrebbero essere legati alla predisposizione della dislessia evolutiva.

Dottoressa in psicologia:

 Sabrina De Filippis


Seguici sui nostri social