giovedì, Febbraio 22, 2024
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Adolescenza e identità di genere: l’esperienza di chi ha affrontato una cultura tradizionalista

In questo articolo vogliamo affrontare un tema molto importante che coinvolge tutti e prende avvio durante l’adolescenza: l’identità di genere.

Prima di tutto è necessaria una distinzione tra identità di genere, sesso biologico e orientamento sessuale:

  • sesso biologico riguarda i caratteri sessuali con i quali nasciamo;
  • orientamento sessuale indica per quale sesso biologico proviamo attrazione (anche sentimentale)
  • identità di genere, invece, ci dice come una persona si identifica in maniera del tutto indipendente dal proprio sesso biologico.

Nel 2022 questi temi sono di interesse comune e riguardano tutta la società, che essa sia pronta o meno ad accettarne le complessità e le sfide. Questo richiede sicuramente un’apertura al dialogo che può alimentare comprensione, accettazione e riconoscimento di realtà che ancora faticano ad autoaffermarsi in una cultura che, nonostante tutto, non è inclusiva per tutti.

Al di là delle credenze personali e della cultura dominante nei diversi strati della società, la questione di genere è ad oggi un tema rilevante e si prende il suo spazio attraverso gruppi di rappresentanza, attivisti; grazie ai media e ai social, alla televisione; nella libera espressione di icone e personaggi che si fanno promotori di una nuova cultura più aperta e inclusiva; attraverso la cultura stessa nell’arte, la musica, il cinema.

Un’immagine che si discosta dal convenzionale

Non risulta difficile pensare all’esempio dell’ultimo festival di Sanremo. Infatti, sul palco dell’Ariston abbiamo visti esibire personaggi a cui sono state attribuite etichette come travestito, drag queen, transgender. Artisti come Drusilla Foer, Achille Lauro e il vincitore del festival, il giovanissimo Blanco, hanno dato un’immagine che si discosta da quella convenzionale di uomo o donna.

Tra i social sono emersi, ad esempio, numerosi articoli che definivano lo stile di Blanco non appropriato all’immagine maschile, ma perché? Attualmente, si parla di cross-dressing se si vuole intendere qualcuno che indossa abiti tradizionalmente considerati del genere opposto. Lo notiamo non soltanto nell’abbigliamento, ma anche nei piccoli dettagli come lo smalto sulle unghie che indossano vip uomini come Fedez, Damiano dei Maneskin, Sangiovanni, Aka7en e molti altri.

Questi modelli sono alla portata di tutti, influiscono sulla mentalità e sui pensieri di grandi e piccoli, che spesso risultano più aperti e sensibili a questi temi. In che modo queste icone influiscono, positivamente o negativamente, sui giovani che non hanno ancora sviluppato un’identità sessuale e preso consapevolezza della propria identità di genere? 

Il punto di vista psicologico

Da un punto di vista psicologico diventa importante accompagnare i ragazzi durante l’adolescenza nel percorso di consapevolezza della propria identità di genere. Lo sviluppo dell’identità, in ogni situazione che si discosta oppure no dal genere assegnato alla nascita, ha a che fare con diversi profili della persona. Non si tratta solo di aspetti psichici e fisici manifesti ma anche di mondi interiori che sono meno visibili, si influenzano tra loro e che partecipano alla formazione del sé nella relazione con l’altro. L’identità di genere si struttura molto velocemente, nel periodo che va dalla nascita fino al terzo anno di vita ed è determinata da più fattori come lo sviluppo di ogni parte della personalità. Il genere dipende da fattori biologico-ormonali, dalle componenti relazionali, dalle caratteristiche fisiologiche dei genitali esterni.

L’identità di genere contribuisce alla costruzione dell’identità sessuale. Dai tre anni in poi il bambino può mostrare nei suoi giochi, nella scelta dei giocattoli e dei vestiti una tendenza a non farsi conforme al genere assegnato alla nascita. Questo non è detto che riveli delle inclinazioni rispetto alla propria identità di genere, eppure giochi non reputati convenzionali, ad esempio, preoccupano ancora i genitori che si interfacciano alla società, sentendosi esposti al campo dei pregiudizi. Nonostante le posizioni personali circa la gender question e le sue articolazioni, il compito dei genitori e delle persone significative nella vita dei bambini e degli adolescenti sarebbe sempre quello di accompagnarli nell’esplorazione di se stesso e della sua identità.

 Unesperienza di vita personale

Per capire in che modo l’esperienza di autodeterminazione e autoconsapevolezza è vissuto da una persona nel periodo della sua adolescenza, abbiamo posto alcune domande a un ragazzo che ha vissuto con difficoltà l’espressione della propria identità di genere. Vediamo insieme in che modo è avvenuto per questa persona in particolare il passaggio dall’esprimersi individualmente al riconoscersi collettivamente.

Quando hai iniziato a capire che il tuo orientamento sessuale si discostava da quello “convenzionale” che impone la nostra società?

In tenera età, quando i miei coetanei si approcciavano alle bambine per rubare un bacio, avere un po’ di attenzione o ricercare la fidanzatina. Io avevo un solo intento, quello di giocare con le loro bellissime barbie.

Sei risciuto/a fin da piccola ad espriemere la tua identità liberamente?

Ci ho messo un po’ di tempo per metabolizzare, avendolo scoperto in età abbastanza precoce, che qualcosa aveva preso una strada diversa dal normale dettato dai genitori di visone retrograda. Quindi ho avuto abbastanza tempo per capirmi, comprendermi, difendermi ed arrivare poi alla consapevolezza di essere un entità a sé, senza bisogno di fisionomie simili alla massa. Essere il vero me, andando contro tutto e tutti.

Nella vita di tutti i giorni riuscivi a manifestare quello che realmente sentivi di essere?

Non con la stessa facilità con cui lo faccio adesso essendo in età abbastanza avanzata, sotto i 30. Ma non mi sono mai nascosto, quello mai. Solo tenevo riserva alla mia vita sentimentale per pochi eletti.

Come vivi la sfera sessuale?

Nel modo più libero possibile. La società ci impone paletti in ogni ambito da quando siamo piccoli. Nella sessualità voglio essere libero da ogni preconcetto e pregiudizio.

Hai mai avuto problemi rispetto a come esprimevi la tua identità di genere durante l’adolescenza?

Cresciuto nel timore di esprimere anche un singolo parere contrastante alla massa di miei coetanei. Ovviamente sviluppai una paura nell’espormi in generale, maggiormente in atteggiamenti che avrebbero potuto richiamare l’attenzione dei bulletti di turno e quindi mi sono sempre in un certo qual modo censurato.

Hai subito discriminazioni a causa del tuo modo di esprimere l’identità di genere?

Per mia esperienza personale avevo altre caratteristiche fisiche che attiravano maggiormente l’attenzione rispetto magari a mini gesti effeminati o alla mia vocina squillante, ma ovviamente non sono mai mancate le battutine sulla mia sessualità.

Durante il percorso di affermazione della tua identità hai trovato supporto in un amico/a, la famiglia o l’hai ricercato in una figura professionale?

La famiglia in generale l’ha scoperto da poco, ma ho avuto supporto da mio fratello e dai miei amici. Nonostante negli anni le mie amicizie siano cambiate, come sono cambiato io, mi sono sempre interfacciato con persone che mi hanno accettato e vissuto senza puntarmi il dito, o giudicarmi, e di questo mi ritengo molto fortunato.

Quanto l’immagine del genere maschile e femminile trasmesso dai mass media ha inciso sulla costruzione e consapevolezza della tua identità?

Tanto e niente. Come ogni aspetto ha varie sfaccettature, ma quello che fa riflettere è cosa la gente dice quando c’è qualcuno che va contro il convenzionale. In quel caso puoi percepire la vera energia negativa che la gente riesce ad emanare ed appiccicarti addosso solo perché quel che vedono va oltre il loro concetto di normale.

Che atteggiamento ha la società nei confronti di persone che vivono con la propria unicità la propria identità di genere?

Come nella domanda precedente, la gente per pura paura dello sconosciuto denigra e isola chi non si omologa. E forse proprio su questo bisognerà lavorare. In ogni ambito. Da quello familiare a quello lavorativo a quello scolastico, non giudicare. Siamo tutte entità diverse, uniche e rare. Nessuno è uguale a nessuno, e nessuno merita di essere denigrato per la sola questione di essere se stessi al cento per cento pur avendo l’intero mondo contro.

Vivere la propria diversità

A partire dall’esperienza riportata da F. emerge come diventa enormemente difficile esprimere e sviluppare la propria identità di genere. Scrivendo, penso a ragazzi, a genitori e insegnanti. Ogni giovane e tutte le figure che gli ruotano intorno, trarrebbero giovamento dal dotarsi di uno spazio di pensiero come la psicoterapia. Il confronto con uno specialista consente di riconoscere e transitare dalle proprie reazioni soggettive rispetto a come si dovrebbe acquisire un’identità di genere; a come allontanarsi dai commenti e giudizi esterni che non diventano funzionali a tale sviluppo; alla prudente diagnosi di attesa nei confronti dei diversi percorsi evolutivi che un figlio, ad esempio, può trovarsi ad esplorare.

Lo psicoanalista Winnicott sottolinea come lo psicoterapeuta accompagna il bambino, l’adolescente e l’adulto nella sua crescita per raggiungere il suo intento più importante: acquisire la consapevolezza che ciò che devo fare è essere me stesso. Lo psicoterapeuta ha gli strumenti per contenere, riconoscere e avvicinare i ragazzi in difficoltà rispetto al loro sentire, al caos inerente alla propria identità di genere. Attraverso lo spazio terapeutico l’adolescente può riconoscere la sua identità di genere e sessuale, percependosi nella sua unicità e nel suo desiderio. Lo psicologo può essere una guida che attraverso l’ascolto lo accompagna in tale consapevolezza.

Dott.ssa Maria Laura Giampaglia, psicologa clinica


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