giovedì, Aprile 25, 2024
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Cadute e fratture: i rischi legati all’Alzheimer e alla demenza

La caduta è definita come un cambio di posizione improvviso e non intenzionale che porta il soggetto ad urtare il suolo con qualsiasi parte del corpo. È un evento particolarmente frequente nella popolazione anziana: si stima che il 35-40% degli ultra-sessantacinquenni cade ogni anno. Il rischio di cadute aumenta se si considerano le persone con demenza. Infatti, in questo gruppo il rischio di caduta è circa il triplo rispetto alla popolazione generale, rappresentando un importante fattore di morbilità e mortalità.

Tra le varie condizioni che aumentano il rischio di caduta possiamo ricordare:
  • instabilità posturale causata spesso dai disturbi del movimento associati alla demenza stessa;
  • farmaci (come antipsicotici, benzodiazepine, antidepressivi triciclici, ipnotici, ansiolitici, ecc.). Essi possono alterare l’equilibrio, ridurre il tempo di reazione, indurre ipotensione ortostatica;
  • alterata modulazione della pressione arteriosa ai cambi di posizione (per esempio nel passare dallo stare seduti al mettersi in piedi);
  • fattori ambientali, come tappeti, fili elettrici, scarsa illuminazione, ecc.
La frattura di anca: quali rischi?

Una delle conseguenze più pericolose delle cadute, per gli anziani e per le persone con Alzheimer o altra demenza, è il rischio di frattura. La frattura di gran lunga più frequente è quella dell’anca (seguita dalle fratture di vertebra e del polso). Essa è favorita da un’altra condizione che, insieme alla demenza, può essere riscontrata nella popolazione anziana: l’osteoporosi. Quest’ultima fa sì che anche cadute apparentemente banali possano provocare una frattura. Il trattamento della frattura d’anca è di tipo chirurgico e richiede una degenza ospedaliera e un periodo di riabilitazione. In questa situazione, un soggetto con scarsa mobilità, come può essere il paziente con deficit cognitivo, rischia la formazione di piaghe da decubito. Inoltre, il paziente con demenza sembra essere soggetto a maggiori complicanze infettive post-operatorie (infezioni del sito chirurgico, infezioni polmonari, infezioni urinarie).

Conseguenze psicosociali

A queste conseguenze “fisiche”, si aggiungono quelle psicosociali e cognitive. In seguito a cadute ed eventuali fratture, si riduce la confidenza in se stessi e si sviluppa una maggiore paura di cadere nuovamente. Ciò rende il paziente più dipendente dalla presenza di un caregiver. Inoltre, le performances cognitive possono presentare un peggioramento più o meno marcato.

Il delirium post-operatorio

Uno dei quadri più caratteristici nei soggetti con demenza dopo una frattura di anca è il delirium (con un’incidenza che varia dal 13 al 70%). Il delirium (o stato confusionale acuto) è una condizione caratterizzata da un’alterazione acuta dello stato di coscienza e cognitivo (a differenza della demenza stessa, che ha un esordio cronico, lento nel tempo), non spiegato da un pre-esistente disturbo neurocognitivo. Caratteristiche comuni del delirium sono alterazione dell’attenzione (inclusa incapacità a dirigere, focalizzare, sostenere o spostare l’attenzione), disturbi cognitivi (disorientamento, deficit di memoria) e dispercezioni. Il soggetto può presentarsi iperattivo, con agitazione e ipervigilanza, o ipoattivo, letargico, con movimenti ridotti. Il delirium post-operatorio è associato ad alterato recupero funzionale e cognitivo, prolungamento del tempo di ospedalizzazione e aumento della mortalità. È quindi importante riconoscerlo e trattarlo adeguatamente.

Nonostante la denominazione molto simile, non deve essere confuso con i deliri, disturbi del contenuto del pensiero costituiti da convinzioni false sulla realtà esterna sostenuti con assoluta certezza dal soggetto, più tipici di quadri psichiatrici (come la schizofrenia) e, soprattutto, persistenti nel tempo.

Riabilitazione specifica post-operatoria

Come abbiamo visto, cadute e fratture possono avere un decorso più complesso in una persona con demenza. Il recupero dopo una frattura d’anca è più lento, ma, se si scelgono trattamenti riabilitativi adeguati, è possibile raggiungere risultati sovrapponibili a quelli dei pazienti cognitivamente integri. Intervento chirurgico, mobilizzazione precoce e presa in carico multidisciplinare e multiprofessionale sono azioni indispensabili per permettere il recupero funzionale anche nel paziente con demenza. È necessario, inoltre, valutare attentamente i fattori di rischio per il delirium e, dove possibile, trattarli, in modo da ridurre la probabilità della sua insorgenza nel decorso post-operatorio. Infine, fondamentale è la fisiochinesiterapia, che accompagni il soggetto nel recupero della mobilità quanto più completo possibile.

Giulia D’alvano, Dott.ssa in medicina e chirurgia


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