Parent Training: testimonianze dei genitori sul supporto alla genitorialità

Dalla teoria alla realtà” è una rubrica del progetto TAM TAM Psicoterapia Sociale in cui, partendo da fatti reali tratti dal quotidiano o dalla letteratura, riflettiamo insieme sulle esperienze di chi ha vissuto sulla propria pelle o comunque da vicino ciò di cui i nostri professionisti ci parlano dal punto di vista della teoria. Il tema scelto questo mese, ultimo prima della pausa estiva, per parlare di benessere psicologico è il Parent training, un particolare tipo di supporto alla genitorialità molto utile a sostenere i genitori nel loro ruolo complicato di caregiver per i propri figli. Ma cos’è? E in cosa consiste?

Cos’è il parent training?

Il libro “Il Parent training. Genitori in prima linea: storie e testimonianze di disabilità” ci offre una visione completa su cosa è e cosa rappresenta per i genitori sia la disabilità del proprio figlio sia questa metodologia. Il Parent Training, infatti, è un intervento che considera i genitori come fondamentali nello sviluppo dei figli. Di conseguenza deve essere data loro l’opportunità di promuovere lo sviluppo di comportamenti positivi e di cambiare la modalità di interazione all’interno dell’intero nucleo familiare. Il Parent Training nasce nell’ambito dei disturbi del comportamento infantile, e va ad essere un supporto ai genitori nella modifica dei comportamenti e atteggiamenti che influiscono negativamente sui figli.

Alla guida di questo sostegno c’è un trainer, uno psicologo o un educatore, che assieme all’equipe di altri specialisti che accompagnano il bambino nelle sue terapie, offre uno spazio di ascolto ai genitori. Il compito del trainer è quello di fornire sostegno emotivo e psicologico tramite l’empatia e la comprensione, alla madre e al padre del bambino con disabilità. Di solito i percorsi non sono individuali ma si svolgono in gruppo con altri genitori: il trainer, interviene anche nella mediazione di eventuali conflitti all’interno del gruppo genitoriale.

Il Parent training è uno strumento utile che può accompagnare i genitori nelle difficoltà che emergono quando il proprio figlio è in una condizione di disabilità: autismo, ADHD, nei deficit visivi (cecità totale o parziale, ipovisione, ecc), o in quelli uditivi (sordità di vario grado) ecc.

Le testimonianze dei genitori

Nel sopracitato libro, vengono raccolte una serie di interviste ai genitori di cui riportiamo qui alcuni stralci. Le domande si focalizzano sul vissuto dei genitori al momento della diagnosi del proprio figlio; sul sostegno che vorrebbero avere nell’affrontare le difficili sfide che la patologia del proprio figlio comporta.

Giulia, madre di una bambina autistica afferma[1]:

D. Pensa che sarebbe utile per i genitori di bambini diversamente abili, un aiuto a livello psicologico basato sulla condivisione dei propri vissuti e sulle aspettative per il futuro dei propri figli, con altri genitori che vivono le stesse difficoltà?


R. Io penso che sia indispensabile una cosa del genere. Perché è importante avere un confronto, fare anche una chiacchierata. Purtroppo succede che per esempio vai a scuola e ci sono altri genitori che hanno dei figli che però non hanno questi problemi e magari tu ti senti in difficoltà, perché magari tuo figlio fa cose tipo le stereotipie e quel genitore ti guarda strano. E questo succede perché comunque non si è tanto informati sull’autismo e quindi con questi genitori, non puoi avere un confronto, non possono capire. L’autismo puoi solo capirlo vivendolo, io prima non avevo idea di cosa fosse l’autismo e si capisce solo standoci dentro a questa cosa. Perciò le associazioni servono, servirebbe un supporto, proprio per aiutare il genitore.

Considera che noi viviamo con questa cosa ogni giorno. Spesso siamo nervosi, ci si vuole sfogare e c’è bisogno proprio di parlare con un genitore che ha la tua stessa situazione e magari questo genitore ti aiuta. Un genitore che non vive questa situazione non ti può aiutare. Perciò c’è proprio bisogno di un aiuto che purtroppo qui non c’è.

Un’ altra testimonianza proviene da Linda, madre di un bambino con ADHD[1]:

D. Che ricordi ha della comunicazione della diagnosi della disabilità di suo figlio?

R. All’inizio la diagnosi non è stata per niente chiara. I medici arrancavano, cercavano ma non capivano. La nostra pediatra non aveva assolutamente idea di cosa si trattasse. Siamo stati per un po’ nella confusione più totale, poi con il centro specializzato i nostri dubbi si sono risolti e il problema di Paolo aveva finalmente un nome.

D. Come ha vissuto a livello emotivo questo difficile momento?

R. In maniera disastrosa, proprio disastrosa (Linda è sopraffatta dal pianto). Un disastro perché è stato difficile non poterlo aiutare, per me era difficile proprio capirlo. Adesso la diagnosi c’era ma io non sapevo lo stesso cosa fare. Lui non riusciva ad esprimersi ed io mi sentivo impotente, c’era solo sua sorella che lo capiva.

D. Pensa che sarebbe utile per i genitori di bambini diversamente abili, un aiuto a livello psicologico basato sulla condivisione dei propri vissuti e sulle aspettative per il futuro dei propri figli con altri genitori che vivono le stesse difficoltà?

R. Si, indubbiamente. Potrebbe essere molto utile perché comunque rapportarsi con altri vissuti, altre realtà ti fa sentire un po’ meno solo e poi effettivamente, forse, su queste dinamiche qui ce n’è veramente un ventaglio. Se uno rimane chiuso nel suo problema vede solo il suo, vede solo un lato, mentre magari in una stessa patologia ci sono mille sfaccettature che tu non hai considerato. Quindi un confronto, magari altri sono riusciti a superare uno stesso problema, potrebbe essere una spinta in più per poter far meglio.


Il Parent Training come supporto all’interazione genitori-bambino

Da quanto si evince da questi brevi stralci di interviste, i genitori sentono l’esigenza di condividere i proprio vissuti. Questo vale sia con un professionista che li affianchi e li sostenga a partire dal difficile momento della diagnosi di disabilità del proprio figlio; sia di sentirsi meno soli esternando le proprie emozioni in un gruppo di genitori con cui condividere il medesimo stato emotivo. Il Parent training dovrebbe essere inteso in queste circostanze, come un supporto all’interazione genitori-bambino, capace di promuovere il benessere familiare, a partire proprio dal benessere delle madri e dei padri.    

Dott.ssa Marina Dei, Psicologa

[1] Il Parent training. Genitori in prima linea: storie e testimonianze di disabilità. Amati A., Lazzeri S., Aracne, 2018.

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