martedì, Luglio 23, 2024
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Emozioni e autismo: come distinguere e gestire i diversi stati d’animo

Nella vita di tutti i giorni ognuno di noi è sempre capace di dire “oggi mi sento felice perché ho superato un esame universitario” e ancora “sono preoccupato perché mio figlio non risponde al cellulare” oppure “sono arrabbiato con la mamma perché non mi ha dato la cioccolata”. Questo vuol dire che siamo consapevoli in ogni momento del nostro stato emotivo, lo riconosciamo e siamo in grado di comunicarlo agli altri. Ciò è possibile grazie a quello che Goleman (2013)1 chiama Intelligenza emotiva, che consiste nella capacità di riconoscere e gestire le proprie emozioni e di conseguenza regolare il proprio comportamento in base a ciò che si sente. Tuttavia nell’autismo si riscontrano delle difficoltà nel gestire le emozioni.

Emozioni di base

Un altro studioso che in particolar modo si è dedicato allo studio delle emozioni è Paul Ekman (1994)1, padre della teoria neuroculturale delle emozioni. L’autore sostiene l’universalità di sei emozioni di base: rabbia, disgusto, gioia, tristezza, paura e sorpresa. Per universalità si intende che le emozioni siamo esperite e mostrate da tutti gli esseri umani allo stesso modo, e che dunque non dipendano dalla cultura o dalla nazionalità. Secondo l’autore ogni emozione genera una precisa espressione facciale, involontaria e spontanea, attivata tramite un sistema di neuroni.

Ma, sebbene le emozioni siano spontanee, possono intervenire in determinate situazioni quelle che Ekman definisce le regole sociali: ossia la persona modula la propria espressione in virtù del contesto. In altre parole la persona cerca di apparire adeguata al contesto nel quale si trova in quel momento in cui magari non può mostrare la reale reazione emotiva.
Per esempio: un proprietario di un negozio rimprovera ingiustamente un suo dipendente, il dipendente pur provando rabbia cerca di modificare la propria espressione facciale per non mostrare la collera verso il proprio capo.

Le emozioni nell’autismo

Tuttavia nei bambini e ragazzi con autismo questo processo non è così lineare poiché presentano difficoltà marcate nel cogliere le emozioni e gli stati d’animo degli altri. Ma questa difficoltà con gli altri è la diretta conseguenza nella difficoltà che questi bambini e ragazzi hanno nel distinguere e comprendere le proprie emozioni. In altre parole, pur essendo molto sensibili alle emozioni, non riescono a contenerle, e per cercare di gestirle, si riversano direttamente sul loro comportamento.
Per esempio il bambino è felice di vedere un suo amico e inizia a sfarfallare o ancora, entra in una stanza dove ci sono bambini che non conosce e cammina avanti e indietro per riuscire a gestire al meglio il proprio disagio. I bambini o ragazzi con autismo mostrano delle difficoltà principalmente a gestire le emozioni primarie. Queste difficoltà sono presenti sia nel riconoscimento delle espressioni facciali sia delle emozioni ad esse correlate.

Strumenti utilizzati

Essere in grado di esprimere, riconoscere e comprendere le proprie e le emozioni altrui è importante per riuscire a regolare il proprio comportamento.

Generalmente, queste abilità non si sviluppano spontaneamente nei bambini e ragazzi con Autismo ma vanno specificamente insegnate attraverso l’utilizzo di strumenti diversi. Tra di essi, rientrano:

  • Storie sociali.
  • CAT-kit.
  • utilizzo di Giochi.
Storie Sociali

Si tratta di brevi racconti di personaggi inventati, scritti con il bambino insieme al terapista oppure ai propri genitori, utili per spiegare in modo chiaro e semplice una determinata situazione, un concetto oppure le regole di comportamento.

Possono essere storie, fumetti, presentate sotto forma di video oppure accompagnate da immagini e il loro punto di forza è proprio la semplicità che le caratterizza. 

Le storie sociali sono utilizzate per comprendere meglio gli aspetti legati alle relazioni interpersonali e sviluppare le abilità sociali tra cui saper distinguere le proprie emozioni da quelle degli altri e allo stesso riuscire a gestirle attraverso strategie efficaci come la comunicazione.
Ad esempio, la storia di un bambino arrabbiato che riesce a comunicare le proprie emozioni all’altro invece di avere una crisi aggressiva.

CAT-kit

Il CAT-kit (Cognitive Affective Training kit) è uno strumento ideato da Tony Attwood insieme a Kirsten Callesen e Annette Møller Nielsen (2008)3 che viene utilizzato per l’educazione cognitivo-affettiva e per facilitare la comunicazione e la gestione delle emozioni, attraverso supporti visivi e tattili (il semaforo del comportamento, il misuratore, le faccine, le schede temporali, etc..).

Si tratta di un raccoglitore ad anelli che contiene una serie di schede plastificate e altri simboli da poter attaccare per migliorare la comprensione degli aspetti cognitivi ed emotivi presenti nella comunicazione.

Ad esempio, il misuratore simile ad un termometro è diviso in intervalli che vanno da 0 a 10, su cui poter aggiungere simboli come le faccine. Esso permette di valutare l’intensità delle emozioni in modo visivo e concreto.

Il CAT-kit viene utilizzato soprattutto per bambini e ragazzi con Sindrome di Asperger o Autismo ad Alto Funzionamento.

Giochi

È possibile utilizzare giochi semplici in cui si chiede dapprima di identificare un’emozione e in un secondo momento di imitare le espressioni facciali legate ad essa.

In questo modo, il bambino o ragazzo con Autismo potrà imparare quali siano le emozioni e successivamente imparare a riconoscerle.

Ad esempio, puzzle da comporre, immagini da colorare che raffigurano una determinata emozione.

Pertanto, è fondamentale saper esprimere, riconoscere e comprendere le proprie e le emozioni altrui. Sebbene nell’Autismo possano essere presenti delle difficoltà a gestire le proprie emozioni, è possibile poter sviluppare queste abilità, rispettando sempre i bisogni, i tempi e le caratteristiche di ognuno.

Bibliografia
  1. Goleman, D. (2013). Intelligenza emotiva. Bur Rizzoli, Milano.
  2. Ekman, P., Davidson, R. (1994). La natura delle emozioni: questioni fondamentali. Oxford University Press.
  3. Attwood, T., Callesen, K., & Nielsen, A. M. (2008). “The CAT-kit: Cognitive Affective Training.”Future Horizons Inc.

 

Dott.ssa Rosamaria Satriano, Dottoressa in Psicologia
Dott.ssa Marina Dei
, Psicologa


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