domenica, Aprile 21, 2024
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Dieta e prevenzione della demenza: la correlazione tra il microbiota intestinale e il sistema nervoso centrale

Negli ultimi dieci anni, sono emersi numerosi studi sulla correlazione tra l’insorgenza di malattie del sistema nervoso centrale, come la demenza, e il benessere dell’ecosistema intestinale. Nello specifico si è studiato il ruolo del microbiota. Si ipotizza che microbiota e sistema nervoso centrale siano in comunicazione tra loro attraverso una via di interscambio detta asse microbiota-intestino-encefalo. Tra le patologie per le quali è stata ricercata un’azione di quest’ultimo ci sono la malattia di Parkinson, i disordini dello spettro autistico, la sclerosi multipla e, infine, la demenza. Questi studi consentono di aprire una riflessione su fattori di prevenzione della demenza, e di altre malattie neurodegenerative, come ad esempio una dieta sana che favorisca la salute dell’intestino. 

Ma che cos’è e come si forma il microbiota?

Il microbiota è l’insieme di microrganismi (prevalentemente batteri, ma anche elminti, miceti e virus) che popolano il nostro organismo e che convivono con esso senza danneggiarlo, in modo simbiontico.

Questi microrganismi, per l’appunto, abitano diverse regioni del nostro corpo tra cui l’intestino. Il microbiota intestinale si forma a partire dal periodo dall’allattamento, grazie all’esposizione del bambino al microbiota della madre. La sua costituzione, successivamente, dipende da diversi fattori, come: il tipo di alimentazione (allattamento materno o artificiale), l’ambiente, l’esposizione ad antibiotici, le infezioni materne, l’obesità e lo stress. Inoltre, la dieta rappresenta, probabilmente, il principale fattore che influenza la composizione del microbiota intestinale in età adulta.

Dunque è evidente che il microbiota intestinale non costituisce un sistema statico. Esso infatti si modifica a seconda delle abitudini di vita della singola persona.

Il ruolo del microbiota nell’invecchiamento e nella neurodegenerazione

Uno studio irlandese, pubblicato sulla rivista Nature nel 2012, dimostrava che la biodiversità del microbiota, correlata a una dieta variegata, poteva essere considerato un potenziale indicatore di un invecchiamento sano.

Inoltre, alcuni studi su modelli animali hanno evidenziato che i cambiamenti comportamentali osservabili con l’avanzare dell’età potrebbero dipendere da modifiche del microbiota.

Ancora, il microbiota ha la capacità di regolare l’attivazione della microglia¹. Questo meccanismo è coinvolto nei processi di invecchiamento cerebrale e di neurodegenerazione.

Il microbiota intestinale e la malattia di Alzheimer

È stato dimostrato che le persone con malattia di Alzheimer presentano un’alterata composizione del microbiota intestinale, con un aumento di alcune specie batteriche (Escherichia e Shigella). Queste modifiche potrebbero dipendere da variazioni della dieta, malattie croniche, assunzione di numerosi farmaci, infezioni gastro-intestinali. Tutte queste condizioni sono particolarmente frequenti negli anziani, che restano la categoria maggiormente colpita dalla demenza.

Per schematizzare

Vediamo attraverso quali meccanismi i cambiamenti del microbiota sarebbero implicati nell’alterazione dello stato di salute del sistema nervoso centrale.

  • eccessiva produzione di molecole che favoriscono l’infiammazione nell’organismo in generale e nel sistema nervoso in particolare; questo favorirebbe la morte delle cellule nervose e la deposizione di beta-amiloide.
  • produzione da parte di batteri intestinali di sostanze (per esempio istamina, GABA, serotonina, acetilcolina, alanina, butirrato) che modulerebbero la funzione dei neuroni, con effetto neuroprotettivo o neurotossico;
  • produzione di sostanze con struttura simile alla beta amiloide, che sarebbero successivamente trasportate all’interno del sistema nervoso centrale, dove si accumulerebbero.

Inoltre, studi preliminari svolti su topi hanno dimostrato che in topi privi di microbiota non si osserva la deposizione di beta amiloide e la neuroinfiammazione (eventi che hanno effetti dannosi sui neuroni). In maniera simile, il trattamento cronico di topi con un cocktail di antibiotici ha ridotto l’accumulo di microglia e astrociti (indicatori di infiammazione del tessuto nervoso) attorno alle placche di amiloide nell’ippocampo (un’area del cervello coinvolta nei meccanismi della memoria).

Si può quindi ipotizzare che il microbiota intestinale sia fortemente coinvolto nella relazione tra dieta e sviluppo di demenza. Diete sane e ad alto contenuto di sostanze anti-infiammatorie (come la dieta Mediterranea e la MIND diet) favoriscono l’equilibrio del microbiota intestinale, ostacolando sue alterazioni dannose per il sistema nervoso centrale.

Per concludere

È sempre necessario valutare con cautela queste osservazioni dato che quest’ambito di ricerca, che studia la relazione tra microbiota-intestino-encefalo e dunque il ruolo dell’alimentazione e della dieta nella prevenzione di malattie, come la demenza, è relativamente “giovane”. In più, l’interpretazione dei dati spesso risulta difficile a causa della variabilità da persona a persone nella composizione del microbiota.

Dott.ssa Giulia D’Alvano (Dottoressa in Medicina e Chirurgia)

 

¹Le cellule della microglia sono cellule non nervose presenti nel sistema nervoso centrale. Esse si occupano della sua difesa immunitaria. La molteplicità e l’importanza della loro azione è un campo di ricerca in crescita.


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