giovedì, Febbraio 22, 2024
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Demenza e stress: un rischio per lo sviluppo di malattie neurodegenerative?

Come sappiamo, la demenza è caratterizzata da numerose manifestazioni cliniche. I deficit che progressivamente si sviluppano causano una sempre maggiore compromissione nello svolgere attività quotidiane e nel relazionarsi con il mondo esterno. Tutto ciò comporta un notevole carico di stress, sia per la persona con demenza che per i suoi cari. Lo stress rappresenta una risposta adattativa a situazioni avverse o minacciose. Esso è, dunque, un processo fisiologico. Tuttavia, lo stress cronico può causare danni all’organismo a diversi livelli (sistema immunitario, cardiovascolare, metabolico, ecc). In questo scenario, lo stress cronico è stato proposto come un possibile fattore di rischio per lo sviluppo di demenza.

Basi biologiche del danno da stress

Di fronte a situazioni che l’organismo avverte come pericolose, viene attivata una risposta definita “lotta o fuggi” (fight or flight), che coinvolge due vie.

  • il sistema adrenergico, che comporta la produzione di epinefrina (o adernalina);
  • il sistema ipotalamo-ipofisi-surrene, che, tramite una serie di eventi concatenati, porta alla produzione di ormoni detti “glucocorticoidi” (principalmente cortisolo) da parte di una ghiandola chiamata surrene.
I glucorticoidi

In particolare, i glucocorticoidi esercitano la loro azione legandosi a dei recettori presenti in diversi tipi di cellule dell’organismo. Un’esposizione dei recettori ai glucocorticoidi prolungata nel tempo provocherebbe desensibilizzazione dei recettori stessi e danno al tessuto cerebrale. Di conseguenza,una situazione di stress cronico causerebbe malfunzionamento dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e perdita di neuroni (anche per una minore produzione di fattori nutritivi per i neuroni), con successiva atrofia dell’ippocampo e deficit di memoria.

La correlazione tra stress e malattie neurodegerative

Inoltre, attraverso gli alti livelli di glucocorticoidi, lo stress determinerebbe l’attivazione della microglia e degli astrociti, contribuendo al danno neuroinfiammatorio e allo stress ossidativo. Questi ultimi sono noti per essere tra i meccanismi alla base della neurodegenerazione.

Infine, l’esposizione ad elevati livelli di cortisolo contribuirebbe direttamente allo sviluppo dell’Alzheimer. In modelli animali è dimostrato che alte quantità di questi ormoni favorirebbero la deposizione di placche di beta-amiloide e la fosforilazione della proteina tau. Due eventi oggi ritenuti centrali nella patogenesi dell’Alzheimer.

Prospettive future

Se da un lato è vero che lo stress cronico ha effetti dannosi sull’organismo, dall’altro sembrerebbe che questi danni a carico dell’ippocampo e della corteccia prefrontale, almeno in fase iniziale, sarebbero reversibili. Pertanto, sia interventi farmacologici  che non farmacologici potrebbero determinare un miglioramento del trofismo e del funzionamento delle aree dell’encefalo principalmente colpite dalle alterazioni conseguenti allo stress cronico.

Ulteriori ricerche aiuteranno a comprendere meglio il reale ruolo dello stress, come fattore di rischio, nello sviluppo della demenza ed, eventualmente, a mettere appunto strategie preventive che agiscono su di esso.

Dott.ssa Giulia D’Alvano (Dottoressa in Medicina e Chirurgia)

 


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