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DSA e disturbo specifico di scrittura: come riconoscere la disgrafia

La scrittura è l’esecuzione grafo-motoria di una serie di simboli in sequenza e che coinvolge differenti e numerosi meccanismi cerebrali. La mano rappresenta solo uno strumento ed è l’ultimo anello di una serie complessa di eventi che partono dal cervello. La scrittura, infatti, non è altro che la trasformazione di un messaggio che viene prima elaborato in termini linguistici e poi infine passa all’atto motorio grafico. Questo processo non è completo nei bambini con DSA che presentano un disturbo nella capacità di scrittura. Il processo di scrittura comporta, infatti, l’integrazione in sequenza di diverse componenti neurologiche:

  • coordinazione occhi-mano;
  • coordinazione propriocettivo-cinestetico (consapevolezza del movimento della mano e della localizzazione delle dita nello spazio);
  • abilità prassiche (elaborazione del programma motorio, abilità grafo-motorie);
  • aspetto mnestico (memoria e attenzione visiva);
  • componenti linguistiche quali abilità fonologiche, analisi fonemica (dei suoni), associazione fonema-grafema(suono-segno grafico), apprendimento di convenzioni ortografiche, punteggiatura, abilità linguistiche, sviluppo semantico e sintattico;
  • abilità di base come il controllo della postura, la prensione dello strumento, il supporto della mano non scrivente per stabilizzare la superficie su cui si scrive, la coordinazione dei movimenti della mano, del polso, del gomito e della spalla; 
  • la motricità fine per il controllo della pressione, della velocità, della direzione;
  • la capacità di ricordare al fine di produrre rapide sequenze per formare la lettera e trasformare i fonemi in grafemi.
I diversi stadi

Il conseguimento dell’abilità di scrittura è caratterizzato da diversi stadi: logografico, alfabetico, ortografico, lessicale.

Stadio logografico: il bambino scrive le parole come se fossero disegni;

Stadio alfabetico: il bambino mette insieme la consonante con la vocale e forma la sillaba per poi formare la parola. In questa fase avviene l’apprendimento della corrispondenza grafema-fonema e la scoperta dell’ordine delle lettere nella parola che permettono al bambino di leggere e scrivere parole nuove;

Stadio ortografico: il bambino riesce ad analizzare e unire insieme i gruppi consonantici per formare le parole e impara ad applicare a ciascuna le varie regole grammaticali;

Stadio lessicale: il bambino scrive la parola nella sua forma globale senza passare attraverso l’analisi delle sue parti.

La disortografia e la disgrafia

Con il termine disortografia si intende un disturbo specifico nella correttezza della scrittura, che fa parte dei DSA. Il disturbo della scrittura è suddiviso in due componenti: una di natura linguistica (centrale) e una di natura motoria (periferica). Il termine disortografia riguarda soltanto l’elaborazione linguistica, ossia i deficit di transcodifica del linguaggio orale in linguaggio scritto. La disgrafia riguarda, invece, una specifica difficoltà nella realizzazione manuale dei grafemi e quindi nel grafismo (calligrafia), presentando una scrittura goffa e segni grafici alterati.

Come si manifestano

Un’insufficiente acquisizione della fase alfabetica porterà il bambino a compiere errori tipici:

  • errata conversione di fonema in grafema (es.brina per prima, folpe per volpe);
  • inversione di sillaba, aggiunta o omissione di sillabe (es.taolo per tavolo o tavolovo).

Mentre un’insufficiente acquisizione nella fase ortografica e lessicale porterà il bambino a compiere errori del tipo:

  • “par lo” per “parlo”, “nonevero” per “non è vero”;
  • omissione o aggiunta di h, l’apostrofo mancato o aggiunto;
  • errori delle “parole capricciose” (squola, quoio, quore, squotere, perquotere, risquotere e tutte le parole in cui ci vuole la c al posto della q) ed errori di accenti e doppie.
La disgafia

Alla fine della seconda elementare un bambino che commette molti  errori  di questo tipo  significherebbe una mancata stabilizzazione della fase alfabetica ed una inefficace stabilizzazione della fase ortografica. In tal caso è opportuno segnalare tali difficoltà in vista di approfondimenti diagnostici.

La disgrafia si manifesta con:

  • grafia praticamente illeggibile;
  • scrittura irregolare, verso l’alto o verso il basso;
  • la mano scorre con fatica sul piano di scrittura e l’impugnatura è spesso scorretta;
  • mancato rispetto della distanza tra lettere o parole;
  • difficoltà a disegnare o colorare rispettando i bordi.

Anche la posizione del corpo è inadeguata: il gomito non è appoggiato sul tavolo e il busto è eccessivamente inclinato. La pressione della mano sul foglio non è adeguatamente regolata, talvolta è troppo forte, altre è troppo debole. La diagnosi di disgrafia avviene verso del terzo anno di scuola primaria.

Cosa fare dopo la diagnosi

In una fase iniziale è molto importante intervenire, per migliorare il disturbo, con un lavoro riabilitativo o l’elaborazione di un piano didattico personalizzato per aiutare il bambino con DSA a rendere leggibile la sua scrittura. 

Quando questo obiettivo è stato raggiunto, i compiti scritti possono consolidare ed esercitare le competenze apprese. È necessario, dunque, calibrare ed eventualmente diminuire la quantità degli esercizi, poiché in questa fase iniziale i bambini si stancano facilmente e quindi l’esercizio deve essere breve. Importante è lo strumento grafico, non ci sono penne magiche o gommini miracolosi, ogni bambino deve poter usare nello svolgimento dei compiti ciò che rende la prestazione meno faticosa e la grafia maggiormente leggibile. Talvolta i libri di testo e gli eserciziari  prevedono piccolissimi spazi nei quali inserire parole o frasi; tali esercizi sono predisposti per ridurre gli sforzi e consentire loro di scrivere in modo leggibile e in maniera agevole ed efficace.

Anche la scelta del carattere è fondamentale, in quanto è opportuno saper individuare per ogni ragazzo la modalità di scrittura maggiormente funzionale, valutando: leggibilità, velocità, preferenza individuale. Si potrebbe temporaneamente decidere di utilizzare un carattere in attesa che il ragazzo migliori le proprie competenze nel carattere che preferirebbe usare. Ad esempio, spesso si preferisce usare il corsivo come i compagni anche se in quel momento risulta più funzionale lo stampato maiuscolo.

La videoscrittura

Nei casi più rari, in cui i ragazzi con disgrafia non abbiano compensato la loro difficoltà e la loro scrittura sia oggettivamente illeggibile nonostante la riabilitazione, è necessario provvedere ad adeguate forme di compensazione. Ad esempio la videoscrittura, che presenta un correttore ortografico che può migliorare la prestazione e potenziare la capacità di autocorrezione. La maggior parte dei ragazzi con disgrafia raggiunge una scrittura leggibile e, solitamente, alternano esercizi nei quali scrivono in autonomia ad esercizi nei quali utilizzano il computer, i temi, che sono più lunghi e che devono essere riletti e ricopiati, vengono svolti al PC.

Per quanto riguarda la disortografia è importante attivare la riabilitazione ed interventi didattici mirati a migliorare il disturbo nella capacità di scrittura, valutando il tipo di errori che lo studente con DSA commette. Si può concordare con la scuola una riduzione del numero di esercizi. È importante lavorare con i bambini che hanno problematiche ortografiche in modo sistematico non tanto e non solo sull’esercizio specifico per il recupero della singola disabilità ortografica, ma di seguire percorsi organizzati e mirati all’acquisizione di strategie operative per il controllo consapevole dell’errore. Il potenziamento deve essere mirato e specifico in base alle potenzialità di ciascun bambino. Per la disortografia l’obiettivo è migliorare i processi sottostanti la corretta produzione di parole regolari e irregolari.

  • Riguardo alle parole regolari sono utili esercizi che attivano processi di analisi fonologica e  associazione fonema/grafema e quelli relativi a gruppi ortografici particolari (ch, gh, gn, sc, gl);
  • Per le parole irregolari (c, q, h), può funzionare un misto di memorizzazione di eccezioni associate all’apprendimento di regole;
  •  Per le parole doppie è necessario un allenamento sulla discriminazione uditiva del cambiamento della sonorità, aggiungendo o togliendo una delle consonanti, associato anche al cambiamento di significato. 
Durante il potenziamento è importante:
  •  creare momenti di riflessione per l’alunno per la consapevolezza dell’abilità da acquisire e delle modalità di controllo; 
  • proporre esercizi graduali per consolidare l’abilità;
  • permettere all’alunno di verificare la correttezza delle competenze acquisite.

 Dott.ssa in Psicologia:

 Ilenia Carlino

 


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