martedì, Luglio 23, 2024
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Alzheimer e vasculopatia: un’azione combinata nelle cause di demenza

 Nei precedenti articoli abbiamo accennato alla vasculopatia come una delle molteplici cause di Alzheimer o altra demenza. Abbiamo visto anche come per ogni causa che determina la demenza vi siano differenti possibilità di trattamento. Le due forme di demenza più comuni sono:

  • l’ Alzheimer, che rientra tra le forme neurodegenerative e non trattabili;  
  • la demenza vascolare, attribuibile a ictus cerebrali, potenzialmente prevenibili intervenendo sui fattori di rischio cardiovascolari.

Sebbene siano state considerate a lungo forme distinte di demenza, oggi sembrerebbe che il confine tra le due non sia così netto. Infatti, studi autoptici e di neuroimaging hanno dimostrato che, soprattutto nella fascia di età superiore ai 75 anni, nella maggior parte dei casi di demenza si osservano danni cerebrali sia di natura vascolare che neurodegenerativa.

Il ruolo dei piccoli vasi nell’Alzheimer

In particolare, esistono evidenze derivate da studi post-mortem riguardanti il fatto che patologie vascolari, tra cui aterosclerosi e arteriosclerosi, possono contribuire allo sviluppo dell’Alzheimer. Arteriosclerosi ed aterosclerosi sono due condizioni abbastanza comuni nei soggetti anziani:

  • Arteriosclerosi: si riferisce a un progressivo “irrigidimento” delle pareti dei vasi sanguigni.
  • Aterosclerosi: si riferisce alla formazione di placche di fibrina, colesterolo e detriti cellulari, che riducono progressivamente il calibro del vaso (fino, eventualmente, a occluderlo).

Dunque, queste patologie vascolari rappresenterebbero un fattore indipendente che contribuisce allo sviluppo dell’Alzheimer. In particolare, quanto più è estesa la vasculopatia, tanto maggiore sarebbe la probabilità di sviluppo della demenza. Inoltre, sembrerebbe che arteriosclerosi e aterosclerosi abbiano effetti importanti sulle capacità cognitive, sulla memoria e capacità di ragionamento. 

L’ipossia e l’ipoperfusione causate dall’aterosclerosi accelerano l’eccessiva produzione di beta-amiloide. A sua volta, l’accumulo delle placche di amiloide altererebbe ulteriormente la funzione dei vasi cerebrali, creando così un circolo vizioso. Inoltre, l’aterosclerosi ridurrebbe la rimozione dell’amiloide e favorirebbe il danno ossidativo alle cellule nervose.

Implicazioni terapeutiche

Se la vasculopatia rappresenta, tra le cause, un fattore indipendente nello sviluppo dell’Alzheimer, agire sui fattori di rischio che partecipano alla loro insorgenza (ipertensione, diabete, dislipidemia, obesità, ecc) potrebbe aiutare nella prevenzione della demenza. Si conferma, quindi, quanto detto per il trattamento dell’ipertensione: agire sui fattori di rischio cardiovascolari può giovare non solo al cuore, ma anche al cervello. Va però sempre tenuto a mente che essi rappresentano solo uno degli attori probabilmente in gioco nell’insorgenza dell’Alzheimer. Quindi agire su di essi non può significare ridurre a zero il rischio di sviluppare questa condizione.

Dott.ssa Giulia D’Alvano (Dottoressa in Medicina e Chirurgia)

 


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