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I disturbi gastrointestinali nell’autismo: quali i sintomi e come riconoscerli?

Spesso, i bambini e ragazzi con Autismo possono presentare disturbi gastrointestinali. Sono tante le ricerche condotte per definire meglio se questi disturbi possano incidere sugli aspetti comportamentali dell’Autismo o se, viceversa, questi aspetti insieme alle difficoltà comunicative possano contribuire a determinare i sintomi gastrointestinali.   

Si tratta, infatti, di disturbi molto difficili da riconoscere e diagnosticare perché spesso la comunicazione verbale è limitata. Per cui bambini o ragazzi con Autismo non riescono sempre ad esprimere a parole eventuali sintomi o semplicemente lamentele di dolore. Ad esempio, potrebbero non riuscire a dire ai propri genitori “Ho mal di pancia” oppure “Questo cibo mi fa male”.

Inoltre, la percezione sensoriale potrebbe essere alterata e diventa difficile per loro individuare, localizzare la fonte del proprio disagio alla domanda “Cosa hai?” oppure “Dove ti fa male?”.

Quali sono i disturbi gastrointestinali presenti nell’Autismo?

Secondo un articolo di Madra e colleghi (2020)1, tra i diversi disturbi gastrointestinali presenti in comorbilità nell’Autismo rientrano:

  • diarrea;
  • gonfiore e dolore addominale;
  • stipsi o stitichezza;
  • reflusso esofageo;
  • alterazione della flora intestinale.

Questi disturbi possono presentarsi come una maggiore “sensibilità” verso particolari alimenti, e determinare ad esempio la sindrome dell’intestino irritabile.

In generale, secondo Madra e colleghi (2020)1, nell’Autismo i disturbi gastrointestinali potrebbero essere legati ad una maggiore probabilità di sviluppare problemi legati all’alimentazione. Ad esempio la selettività alimentare, l’avversione per specifici sapori, colori, consistenze e temperature oppure l’ingestione di prodotti non commestibili definita come pica o picacismo.

Infatti, bambini o ragazzi con Autismo potrebbero mangiare soltanto alcune categorie di cibo e rifiutarne altre, basando la loro scelta su alcune caratteristiche specifiche. Ad esempio, potrebbero assumere soltanto alimenti di colore verde oppure cibi morbidi.

Inoltre, è possibile osservare abitudini e comportamenti “strani” oppure “bizzarri” come mangiare molto lentamente oppure con maggiore voracità, fare bocconi molto piccoli, ingoiare senza masticare; o ancora essere sospettosi verso il cibo ed esplorarlo con la vista, tatto, olfatto prima di assaggiarlo.

Come riconoscere i disturbi gastrointestinali? I possibili segnali

Come già accennato in precedenza, i disturbi gastrointestinali sono molto difficili da riconoscere e diagnosticare nell’Autismo.

Sebbene possano essere presenti delle difficoltà legate alla comunicazione verbale, i bambini o ragazzi potrebbero esprimere e “comunicare” il proprio malessere attraverso il comportamento: con la comparsa oppure con una maggiore frequenza di comportamenti che non possono essere spiegati in altri modi.

Secondo Madra e colleghi (2020)1, infatti, i problemi gastrointestinali possono essere associati con altre tipologie di disturbi:

  • disturbi del sonno;
  • disturbi di natura psichiatrica come l’ansia;
  • iperattività e irritabilità;
Segnali non verbali

In poche parole, il bambino o ragazzo con Autismo potrebbe soffrire di reflusso gastroesofageo e di conseguenza potrebbe manifestare questo disagio, svegliandosi continuamente di notte oppure attraverso forti crisi di pianto.

Pertanto, è consigliabile per i genitori e gli operatori sanitari essere attenti a tutti gli eventuali segnali non verbali che potrebbero essere scatenati dalla possibile presenza di disturbi gastrointestinali. Riconoscere questi disturbi permette di migliorare nettamente la qualità di vita non solo della persona ma anche di tutta la famiglia coinvolta.

Possibili Terapie? Novità dalla Ricerca con la Microbiota Transfer Therapy (MTT)

Tra le novità in ambito terapeutico in fase di sperimentazione, è importante segnalare la Microbiota Transfer Therapy (MTT).

Negli ultimi anni, infatti, sempre maggiori ricerche stanno analizzando l’interazione tra intestino e cervello, come abbiamo visto in un precedente articolo riguardo alla demenza: modifiche della flora intestinale (definita microbiota) possono influenzare il sistema neurale e il comportamento con possibili disturbi. Inoltre allo stesso tempo il comportamento può influenzare la composizione del microbiota.

A tal proposito, molti studi hanno rilevato la presenza di un microbiota intestinale atipico in individui con Disturbi dello Spettro Autistico, suggerendo un possibile collegamento tra microbiota intestinale e disturbi comportamentali (Kang et all, 2019)2.

Partendo dall’idea che modificare il microbiota intestinale possa migliorare i sintomi nell’autismo, in un recente studio condotto del 2019, Kang e colleghi2 hanno proposto un intervento innovativo denominato Microbial Transfer Therapy (MTT)”.

Questo trattamento prevede il trapianto di batteri intestinali da donatori sani, oltre alla riduzione dei batteri patogeni e dell’acidità gastrica. I risultati hanno dimostrato che i disturbi gastrointestinali (dolore addominale, diarrea e costipazione) e problematiche comportamentali sono migliorati significativamente dopo due anni dal trapianto del microbiota.

Attualmente, i benefici della Microbiota Transfer Therapy (MTT) sembrano essere molto incoraggianti ma sono necessari altri studi in merito.

 

Dott.ssa Rosamaria Satriano, Dottoressa in Psicologia

 

Bibliografia

  1. Madra, M., Ringel, R., Margolis, K.M. (2020). Gastrointestinal Issues and Autism Spectrum Disorder. Child and Adolescent Psychiatric Clinics of North America, 29, 501 – 503 (https://www.doi.org/10.1016/j.chc.2020.02.005 childpsych.theclinics.com). 

 

  1. Kang, D.W., Adams, J.B., Coleman, D.M., Pollard, E.L., Maldonado, J., McDonough-Means, S., Krajmalnik-Brown, R. (2019). Long-term benefit of Microbiota Transfer Therapy on autism symptoms and gut microbiota.Scientific Reports, 9, 5821. 


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